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Monday, 15 october 2012 | Corriere della Sera

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Commento all'articolo "Messi e Ronaldo due giganti. Oscurata la protesta catalana", apparso su Sportnews l'8 ottobre 2012.

(Resposta al diari Sportnews.  Aquest article també apareixia al Corriere della Sera. S'ha enviat una resposta més curta al corresponsal)

Nella sezione Sports del sito Corriere.it abbiamo trovato un articolo del Sig. Andrea Nicastro, intitolato “MESSI e RONALDO due giganti, oscurata la protesta catalana”. L’articolo narra la cronaca sportiva dell’evento ma il titolo non è veritiero, a nostro avviso.

Nel racconto il giornalista introduce anche questa frase: "….gli attivisti pro indipendenza che si sono impossessati del marchio Barça per farne un vessillo politico."

Davanti a quessto Vi devo spiegare perché nessun attivista pro-indipendenza si è impossessato del marchio Barça ma, anzi, è stato il Barça invece ad accompagnare le vicissitudini del popolo catalano, nel dolore e nella gioia.

Già nel 1932 nella Gazzetta ufficiale del club si diceva che “nella popolarità del nostro club ci sono, innegabilmente, elementi extra-sportivi”.

Potrei cominciare dal suo fondatore Hans Gamper, svizzero, identificato talmente con la città da parlare correntemente catalano e firmare con il suo nome “catalanizzato”. Fondò il club insieme ad altri 11 uomini (6 catalani e 6 stranieri) e qui potremmo aprire un grande capitolo sulla capacità d’integrazione della città. Sarà per un’altra volta.

Potrei parlare del Presidente Josep Sunyol i Garriga, eletto nel luglio del 1935. Era un parlamentare alle “Cortes” spagnole e rappresentava il partito ERC, ancora attivo oggi. Il 6 agosto del 1936 (subito dopo il “golpe” di Franco), andò a Valencia cercando un collegamento in nome del Presidente del Parlamento catalano. Fu intercettato e fucilato dalle unità militari franchiste ed è ricordato dal Club, e non solo, come il Presidente martire.

Potrei parlare di un viaggio fatto in Messico nel 1937 (nel pieno della guerra civile), dove la squadra fu accolta come autentica ambasciatrice della democrazia e della libertà. Alcuni giocatori non tornarono a Barcellona.

Potrei dire che dopo la guerra, il Barça subì epurazioni e repressioni senza nome. I giocatori che erano stati in Messico furono sospesi per due anni. Molti giocatori si esiliarono. Lo scudo e il nome del club furono modificati (spagnolizzati) e i Presidenti dell’ente, per molti anni, furono scelti ed imposti dalle autorità sportive franchiste.

Potrei spiegare che la dittatura sempre diffidò del Barça, in quanto era identificato come un ente compromesso con la causa repubblicana e con il catalanismo. Il 29 giugno del 1939, lo stadio riaprì alla presenza di tutti i gerarchi franchisti militari e civili i quali proclamarono che il club sarebbe diventato l’icona dello sport spagnolo e non sarebbe più stato uno strumento contro la Spagna. Potrei dire che nel 1949, in occasione del 50esimo anniversario si riuscirono a recuperare le 4 barre (quelle della bandiera catalana) che erano state tolte dallo scudo (10 anni dopo!) e, nell’atmosfera di repressione di allora, ebbe un significato simbolico che travalicò le porte del club.

Potrei raccontare che la frase “più di un club” fu coniata dal Presidente Narcis de Carreras nel 1968 e tutti sapevano quanto di speciale raccoglieva una frase del genere.

Potrei farVi la cronaca dei fatti vergognosi accaduti nella “Finale delle Bottiglie” del 1968 giocatasi nello stadio del Real Madrid, alla presenza del Generalissimo Franco e di tutti i più grandi gerarchi dell’epoca. Tutta la partita si giocò in un’atmosfera di grande tensione e, negli ultimi minuti il pubblico lanciò delle bottiglie rotte contro i giocatori del Barcellona che rischiarono la vita. Tutto ciò senza che nessuno intervenisse a fermare quel massacro. E’ ricordata come una finale eroica (Per la cronaca, vinse il Barça 0-1).

Potrei condividere con Voi l’emozione vissuta nel Camp Nou il 28 dicembre del 1975 (appena un mese dopo la morte del Generalissimo) durante la partita contro il Real Madrid. Furono introdotte clandestinamente migliaia di bandiere catalane che sventolarono per la prima volta nello stadio. La partita era ritrasmessa in TV per cui l’evento fu sorprendente e visto da moltissimi.

Potrei parlare ancora dei tanti Presidenti, allenatori e giocatori che si sono dichiarati pubblicamente catalanisti e/o indipendentisti anche in tempi molto pericolosi. Da ultimo, si sa, il nostro caro Pep Guardiola.

Potrei spiegare ancora che lo scrittore Vazquez Montalban scrisse che il Barça era “l’esercito disarmato di un paese vinto”. Ed è una grande definizione per un club che ha dimostrato di essere in sintonia, SEMPRE, con la sua città e la Catalogna. Potrei, infine, chiudere con le parole pronunciate da Xavi Hernandez alcuni mesi fa: “Noi rappresentiamo il Barça. Il Barça rappresenta la Catalogna e noi saremo con tutto ciò che vorranno i catalani”.

Sig. Nicastro, il giorno 7 ottobre nessuno “si è impossessato del marchio Barça per farne un vessillo politico”. Il Barça semplicemente, come sempre, ha condiviso con la Catalogna il suo destino.

Grazie.

Angela Fita
Marco Giralucci


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