Col·lectiu Emma - Explaining Catalonia

Wednesday, 13 july 2011 | Spaghetti BCN

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Era caldo, era caldo…

(Post de Marco Giralucci publicat a SpahettiBCN)

Il 10 luglio del 2010, l’anno scorso, faceva un bel caldo umido. Un sabato in cui i barcellonesi che possono se ne vanno fuori città, come ogni fine settimana. Nessuno avrebbe immaginato che più di un milione di persone sarebbe sceso in piazza per rivendicare la libertà di decidere il proprio futuro: un milione, come due terzi degli abitanti di Barcellona si fossero riversati contemporaneamente lungo tutto il Passeig de Gràcia.

Nemmeno gli organizzatori, fra cui Omnium Cultural – movimento per la difesa della lingua e cultura catalane – che stavano lavorando da tempo per organizzare una manifestazione sull’autodeterminazione. Le adesioni continuavano ad arrivare, ma il lavoro di propaganda più grosso l’aveva fatto il tribunale costituzionale spagnolo: proprio qualche settimana prima – accettando il ricorso del Partido Popular e del difensore del popolo – emetteva la sentenza che tagliava parti importantissime dello Statuto d’Autonomia della Catalogna. L’uso preferenziale della lingua catalana nella pubblica amministrazione, la definizione di nazionalità e l’unità indissolubile di Spagna risultavano limitati, cambiati o annullati.

Per completare l’opera, un paio di giorni prima della manifestazione, il tribunale ebbe la bella idea di pubblicare il testo ufficiale della sentenza: sembrava fatto apposta. La pubblicità più efficace all’indipendentismo catalano la fanno proprio i nazionalisti spagnoli.

Il risultato di questa singolare campagna fu l’adesione alla manifestazione da parte dei partiti politici – esclusi PP e Ciutadans – e delle istituzioni in blocco: i presidenti e tutti gli ex presidenti ancora in vita della Generalitat e del Parlament de Catalunya, dirigenti politici e sindacali, giornalisti e soprattutto il popolo catalano: famiglie intere, giovani, bambini, vecchi in sedia a rotelle – visti con i nostri occhi – arrivarono da tutto il paese per manifestare, pacificamente ma con determinazione, il diritto a decidere il proprio futuro.

Un milione di persone che, alla fine, non riuscirono quasi a muoversi. La manifestazione rimase per ore inchiodata: il percorso previsto era praticamente pieno fino al punto d’arrivo. Il risultato però aveva superato qualsiasi aspettativa e molte cose, da allora, sarebbero cambiate.Il fatto importante, oltre all’impressionante partecipazione, fu che lo slogan con cui si era convocata la manifestazione “siamo una nazione, siamo noi a decidere!” si vide travolto da quello, molto meno sfumato di “Indipendenza” e da una predominanza di “stellade“, le bandiere catalane con le quattro righe rosse e la stella ispirate alla bandiera cubana che – si deve ricordare – fu colonia spagnola.

Dopo un anno viene spontaneo chiedersi cosa sia cambiato.Molte e complesse le risposte: le elezioni hanno sconvolto il mondo dei partiti: il PSC ha fatto naufragio e cerca un nuovo capitano, Esquerra Repúblicana ripone in Oriol Junqueras la speranza di sopravvivere, gli Eco-Socialisti restano stazionari e i Popolari crescono e in qualche comune entrano come forza di governo. Tutti in minoranza di fronte a una grande Convergència i Unió che comprende molte sensibilità, ma rimanda l’azione al 2012, dopo le elezioni generali.

L’indipendenza, in cambio, è passata dall’essere speranza di pochi ad argomento quotidiano, accettato come opzione senza la diffidenza di pochi mesi fa. I referendum autogestiti – ricordiamo l’ondata di consultazioni dal dicembre 2009 all’aprile 2011 – ma anche le inchieste ufficiali incaricate dalla Generalitat dimostrano che chi è cambiato veramente sono i catalani, che adesso voterebbero si all’indipendenza per un 43%, anche se con molti distinguo. La Catalogna di oggi è una società complessa, sia demograficamente che ideologicamente però oggi l’asse portante si è spostato sull’indipendentismo sociologico. Quando e come si trasformerà in politico, vedremo.


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