Col·lectiu Emma - Explaining Catalonia

Wednesday, 14 november 2012 | Corriere della Sera, La Vanguardia

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Resposta a Claudio Magris (Corriere della Sera)

(Risposta del Col·lectiu Emma all'articolo di Claudio Magris "Basta sfiducia, dobbiamo rialzarci", pubblicata sul Corriere della Sera dell'11 novembre 2011 nella pagina Interventi e repliche)
 
Gentile Direttore,
 
Siamo i rappresentanti dell’associazione catalana Emma, il cui obiettivo è diffondere la conoscenza delle aspirazioni civili, culturali e politiche della Catalogna in Spagna e in Europa, dato che spesso soffrono di una affrettata equazione fra sentimenti nazionali, antieuropeismo e xenofobia. Scriviamo in merito a un articolo apparso sul Corriere del 23 ottobre scorso, scritto dall’insigne germanista Claudio Magris e intitolato “Basta Sfiducia, dobbiamo rialzarci”, in cui l’autore analizza i movimenti di protesta sociale in Europa e in particolare in Spagna. 
 
Condividiamo appieno con Magris l’inquietudine per il futuro della costruzione europea, la ricchezza culturale e il benessere materiale che ne derivano. Siamo rimasti però turbati dal fatto che nell’articolo si accomunano i sentimenti di gran parte dell’opinione pubblica catalana –  che sono il risultato di una questione storica antica ma tuttora attuale – con i “miasmi dei nazionalismi, dei particolarismi, dei localismi, delle ottuse e rancorose velleità separatiste”, negando alle aspirazioni di questi cittadini europei qualsiasi “progetto di futuro”. I sentimenti nazionali della Catalogna non si iscrivono in questa categoria: hanno sempre avuto una dimensione fortemente democratica, pacifica e da sempre europeista e produttiva. 
 
I catalani chiedono di potersi esprimere, con un referendum, sul loro rapporto con lo Stato spagnolo: il famoso diritto all’autodeterminazione, che però solo le democrazie più mature – come Canada o Gran Bretagna – hanno il coraggio di applicare davvero, al di là delle belle parole. Magris critica la “assurda smania che ogni nazionalità o etnia, che devono ovviamente potersi sviluppare pienamente, debba o possa divenire uno Stato” e cita l’esempio della Svizzera che “dovrebbe quindi spaccarsi in quattro Stati, cosa che gli svizzeri non sembrano vogliosi di fare”. Non poteva scegliere esempio più felice: la Svizzera è una vera federazione, nata su base volontaria e nel pieno rispetto delle diverse nazionalità, non da guerre di conquista e repressione. Proprio per questo gli Svizzeri non sentono il bisogno di separarsi. Uno stato che nega ai suoi cittadini il diritto all’autodeterminazione può invece essere soltanto uno stato che non ha fiducia in se stesso: perché sa che non li ha serviti bene, che ha un pesante debito storico con loro e che per questo, in un voto democratico, rischierebbe di perdere.
 
La Catalogna non vuole un cortiletto da governare per quattro politici locali: è una nazione di 7,5 milioni di abitanti, che ha un’economia dinamica e innovativa e  una storia e una letteratura millenarie. Se potrà decidere liberamente il suo destino, vivrà in amicizia con la Spagna. E se sceglierà l’indipendenza, come tante altre piccole nazioni dell’Ue – l’Irlanda, il Portogallo, il Belgio, l’Olanda – sarà pronta a negoziare e a cedere sovranità a Bruxelles per il bene comune dell’Europa.
 
(Recomanem també l'article de Xavier Antich "Obtusos, rancorosos"? publicat a La Vanguardia)


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