Col·lectiu Emma - Explaining Catalonia

Saturday, 17 november 2012 | Corriere della Sera, La Vanguardia

Italiano

Ottusi, rancorosi? (Xavier Antich)

(Articolo uscito sul quotidiano La Vanguardia del 14-11-2012 in risposta a Claudio Magris)
 
Il 23 ottobre scorso, Claudio Magris pubblicava sul Corriere della Sera un articolo intitolato “Basta sfiducia, dobbiamo rialzarci”. A proposito di una sua recente visita a Madrid, parlava delle manifestazioni contro il governo e delle tensioni con la polizia, e della tristezza e del sentimento di insicurezza che queste gli suggerivano. L’articolo reclamava la costruzione di uno Stato Europeo, federale e decentralizzato, come garanzia di sicurezza e stabilità per un futuro degno. È difficile non essere d’accordo, come tante altre volte, con Magris, uno scrittore e intellettuale europeo molto conosciuto a Barcellona e in Catalogna, grazie soprattutto alle traduzioni dei suoi libri degli editori Anagrama e Edicions del 1984, ma anche alla sua presenza per esempio al CCCB (Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona), che ha programmato la memorabile esposizione “La Trieste di Magris” oppure in molte università catalane.
Nello stesso articolo, Magris si riferiva ai “fermenti di separatismo sempre tanto intensi in Catalogna” dai quali sembravano diffondersi, nel suo testo, “i miasmi del nazionalismo, dei particolarismi, dei localismi, delle ottuse e rancorose velleità separatiste, così come “l’assurdo desiderio che ogni nazionalità o etnia (…) possa o debba diventare uno stato”
 
L’articolo, letto da qui in Catalogna, ha generato una certa perplessità per non dire stupore (ed ha provocato una risposta rapida dall’efficente Col·lectiu Emma). Soprattutto perchè Magris conosce bene la realtà della Catalogna e le sue aspirazioni ad essere riconosciuta, così come il carattere culturale e inclusivo, non etnico, del suo nazionalismo e la sua vocazione politica profondamente democratica ed europea.
D’altro canto, lui stesso, che ha ricordato come “il fiume della Storia trascina e sommerge le piccole storie individuali” e che ha dimostrato una sensibilità tutta speciale verso le violenze d’Europa, ha reclamato la necessità utopica di “non arrendersi alle cose così come sono e lottare per le cose come dovrebbero essere”. Questo, in qualche modo, qui è messo in gioco ed è condiviso da un’ampia maggioranza dall’ultimo parlamento di Catalogna: il diritto della Catalogna a decidere sul suo status politico, non per ambizione identitaria ma per semplice aspirazione democratica della cittadinanza ad essere consultata sul suo futuro. Questo é “ottuso” o “rancoroso”? Magris ha già scritto che “ogni generazione deve spingere, come Sisifo, la sua prorpia pietra, per evitare che questa lo schiacci”
 
*Xavier Antich (1962) filosofo catalano, professore titolare di Storia delle idee estetiche all’Università di Girona, presidente del patronato della Fondazione Tàpies di Barcellona


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