Col·lectiu Emma - Explaining Catalonia

Sunday, 3 february 2013 | La Stampa

Italiano

La crisi fa chiudere una libreria storica (La Stampa.it)


Segnaliamo un articolo di Gian Antonio Orighi uscito su La Stampa.it il 28 gennaio e una lettera di risposta ricevuta da Patrizio Rigobon, docente di lingua e letteratura catalana all'università Ca' Foscari di Venezia.

Il giornalista, riflettendo l’opinione abbastanza diffusa in Italia, usa un linguaggio che rivela scarsa considerazione dell'ordinamento politico spagnolo che riconosce ampi diritti alle proprie comunità autonome, ma anche la malcelata soddisfazione per la chiusura di un negozio di libri di cultura regionale e indipendentista.

Sentimento, quello di Orighi, incomprensibile perché la chiusura di una libreria e la sua sostituzione per un Fast-food non ci sembrano precisamente una "mazzata" all'indipendentismo o al catalanismo, ma a tutta la cultura in generale. A questo si aggiunga che alla libreria Catalònia si vendevano libri di tutti i generi, molti dei quali in spagnolo e in altre lingue.

Sul fatto che il catalano debba essere considerato una lingua e non un vernacolo, oltre agli argomenti strettamente linguistici, ci sono anche aspetti politici sociali e culturali: il catalano è legalmente la lingua propria e storica della Catalogna, riconosciuto come co-ufficiale dalla Costituzione spagnola. Anche lo stato italiano nella legge sulle minoranze linguistiche, lo considera "lingua minoritaria", e non dialetto.

****

La crisi fa chiudere “Catalonia”, storica libreria indipendentista.

di Gian Antonio Orighi

Un cartello è appeso alla porta:“Dopo aver superato una Guerra Civile, un incendio devastante ed un conflitto immobiliare, la storica libreria Catalònia di Barcellona chiuderà definitivamente i battenti”.

Al n.3 della Ronda de San Pere, a due passi dalla centralissima Plaza de Cataluña, a Barcellona, il cartello affisso all’entrata colpisce il cliente come un uppercut: «Dopo aver superato una Guerra Civile, un incendio devastante ed un conflitto immobiliare, la storica libreria Catalònia di Barcellona chiuderà definitivamente i battenti». La cronaca del lutto annunciato è fissata all’inizio del mese prossimo. Una mazzata pesantissima per la cultura regionale e per l’indipendentismo. La libreria, dove campeggia ancora orgoglioso, nel vernacolo locale, lo slogan “El món ed governat pels llibres” [Il mondo è governato dai libri) è l’ultima vittima dello tsunami che sta decimando le librerie locali, 30 negli ultimi 4 anni. Come ciliegina amara sulla torta, il celeberrimo emblema culturale sarà rimpiazzato da un locale di una celebre catena di hamburger.

La Catalònia è nata nel ‘24, fondata da quattro intellettuali barcellonesi, in Plaza Cataluña, dove adesso c’è la sede del Banco de España. Si è trasferita nel gigantesco locale dove sta agonizzando ( 800 metri quadrati destinati esclusivamente ai libri, 90 mila testi come fondo, un data base che contempla 135 mila riferimenti con i suoi pc sparpagliati dappertutto, più 290 per uffici e magazzino) nel ‘31. Nel ‘40, la dittatura franchista, ferocemente centralista, l’obbligò a cambiare nome in castigliano e si trasformò nella Casa del Libro. Tornò al suo marchio originale poco dopo la morte del sanguinario Caudillo.

Nel ‘79 venne distrutta da un incendio ma venne ricostruita. Dulcis in fundo, i suoi ex proprietari volevano venderla nel ‘95, per giovarsi dell’allora boom immobiliare che aveva portato alle stelle i prezzi per locali del centro di Barcellona.La libreria era famosa per la sua scommessa a favore della lingua locale. La crisi del fatturato ( meno 40%) l’ha uccisa in una regione con quasi il 24% di tasso di disoccupazione.

Madrid, 28 gennaio 2013
****

Al Direttore de La Stampa, Mario Calabresi

Gentile direttore,

le scrivo a proposito del recente articolo (La Stampa, 28 gennaio 2013) “La crisi fa chiudere ‘Catalonia’ storica libreria indipendentista” di Gian Antonio Orighi. Ho già avuto modo di esporre qualche riserva su passati articoli che riguardavano la Catalogna del vostro corrispondente in Spagna (per esempio sull’articolo “Barcellona, è un flop il voto sull’indipendenza”, pubblicato lunedì 11 aprile 2011 su La Stampa, peraltro ampiamente smentito da quanto accaduto successivamente, in tempi anche recenti, in quella terra) , ma credo che il continuo uso di un linguaggio che tende a sminuire una realtà culturale come la lingua e le rivendicazioni catalane non sia fare buona informazione, ma esprimere giudizi (che poi la realtà s’incarica di smentire). Nell’articolo in questione l’autore si riferisce al catalano come “vernacolo locale”. Probabilmente Orighi non ha consultato un dizionario italiano o non conosce la storia della letteratura e della lingua catalana. O, magari, entrambe. Nel “vernacolo locale” parlano fisici, matematici, chimici, filologi, musicisti, filosofi nelle università. Hanno scritto personaggi come Raimondo Lullo (sec. XIII), la cui opera “Ars Magna” è oggetto del libro del teologo tedesco Johann Heinrich Alsted, «Clavis Artis Lullianae», prezioso testo seicentesco recentemente salito all’onore delle cronache: già appartenuto alla biblioteca dei Girolamini di Napoli, è stato restituito a tale istituzione dal senatore Marcello dell’Utri, presidente della Biblioteca di Via del Senato a Milano, presso la quale l’opera era più o meno misteriosamente finita, come per l’appunto si legge in questi giorni sui quotidiani. Nel Novecento questo “vernacolo locale” ha prodotto schiere di romanzi, alcuni dei quali noti anche ai lettori italiani, come “La piazza del Diamante” di Mercè Rodoreda, che gli ascoltatori di Radio 3 hanno premiato come libro dell’anno nel 2009. La libreria “Catalònia” offre tra l'altro solo una assai modesta parte, molto inferiore a quella di altre librerie barcellonesi (“era famosa per la sua scommessa a favore della lingua locale”, scrive Orighi) dei suoi numerosi metri quadrati ai libri in catalano (all’ingresso). I libri in lingua spagnola fanno in realtà la parte del leone. Sarebbe utile, anche in vista di ciò che potrebbe accadere in un futuro non distante, fornire informazioni più accurate sulla realtà catalana, sulla cultura che sorregge le rivendicazioni, piuttosto che limitarsi a giudizi. Altrimenti si rischia di non capire e di non far capire al lettore comune, pur nella legittima posizione di chi, stando per lo più a Madrid, si oppone a tali rivendicazioni.

Un cordiale saluto.

Venezia, 31 gennaio 2013

Patrizio Rigobon docente di lingua e letteratura catalana Università Ca' Foscari, Venezia


Very bad Bad Good Very good Excellent (1 vòte)
carregant Loading




Lectures 2269 visits   Send post Send


Col·lectiu Emma - Explaining Catalonia

Il Collettivo Emma è una rete di Catalani e non, che vivono in paesi diversi e che si dedicano a monitorare e rispondere alle notizie che compaiono nei media internazionali sulla Catalogna . 
Il nostro scopo è che l'opinione pubblica del mondo abbia un'immagine fedele della realtà attuale del Paese e della sua storia.

L'obiettivo è di essere riconosciuti come una fonte affidabile di informazioni e di idee sulla Catalogna, da un punto di vista catalano.
[More info]

quadre Traductor


quadre Newsletter

If you wish to receive our headlines by email, please subscribe.

E-mail

 
legal terms
In accordance with Law 34/2002, dated 11 July, regarding information services and electronic commerce and Law 15/1999, dated 13 December, regarding the protection of personal data, we inform you that if you don’t wish to receive our newsletter anymore, you can unsubscribe from our database by filling out this form:









quadre Hosted by

      Xarxa Digital Catalana

Col·lectiu Emma - Explaining Catalonia