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Monday, 3 june 2013 | El Periódico

Italiano

Bon dia o 'adiós' (El Periódico)

Il parlamento aragonese ha approvato il 9 maggio scorso la nuova legge linguistica secondo cui il catalano parlato in una parte della comunità autonoma – la franja – cambia nome: diventerà il LAPAO, curioso acronimo ben spiegato in quest’articolo del poeta e scrittore Jaume Subirana sul Periodico.cat, che consigliamo e presentiamo tradotto in italiano. La fobia del Partido Popular verso la lingua catalana ha come conseguenza che in tutte le comunità dove questo partito governa, si tenta in tutti i modi di combatterla arrivando a inventare nuovi nomi. In attesa di poterla distruggere, come è portroppo successo in buona parte della comunità valenziana.

Jaume Subirana

Dicono che fu Josep Pla, l'antitesi del filologo, a tracciare la migliore mappa delle terre in cui si parla catalano: quelle dove quando dici Bon dia ti rispondono con un altro Bon dia.

Giorni fa, contravvenendo a questa sensata definizione, al punto di vista dell'intera comunità scientifica e alla richiesta di migliaia di cittadini, le Cortes aragonesi hanno creato per decreto due nuove lingue, una nell'area dei Pirenei – l'antico aragonese, diventato la nuova Lingua Aragonese Propria delle Aree Pirenaiche e Pre-pirenaiche (LAPAPYP) – e un'altra al confine con la Catalogna: la Lingua Aragonese Propria dell'Area Orientale, (LAPAO).

Questa nuova legge va contro gli avvertimenti lanciati dall'Unesco sulla situazione dell'aragonese (in evidente pericolo di estinzione), contro la Carta dei Diritti Umani e perfino contro la stessa Costituzione spagnola.

Peccato che tutto ciò non basti a fermare l'attacco sferrato dal governo del Partido Popular, armato della maggioranza assoluta ottenuta grazie al PAR, il Partito Aragonese Regionalista.

Ho anch'io un bisnonno che giunse dall'Aragona a bordo di un carro. Ho chiesto alla sua foto che cosa dobbiamo farne, ora, di due tra i migliori scrittori catalani attuali, Mercè Ibarz (che apre il suo “Vine com estàs” con un racconto in autentico LAPAO) e Francesc Serés, e se dobbiamo strappare le pagine su Jesús Moncada dai nostri libri di storia della letteratura catalana.

Il mio bisnonno, che oltre ad essere analfabeta era molto furbo, mi ha detto che ci sono terre e lingue disposte ad accogliere nuovi figli e terre e lingue che li cacciano, e che ognuno la pensi come gli pare.

Mi ha anche raccomandato che si tramandino ai posteri la paura e il disprezzo che questi parlamentari aragonesi hanno dimostrato verso la propria cultura. E mi ha ricordato che noi poveri, quando riceviamo in dono qualcosa, dobbiamo ringraziare.

Ebbene, grazie: grazie al Partido Popular e ai difensori dell'Aragona monolingue, perché con il loro impegno tra un paio di generazioni le regioni della Ribagorça, la Llitera, il Baix Cinca e il Matarranya non faranno più parte della mappa che Josep Pla disegnò con poche, semplici parole, così come ne saranno esclusi gran parte del Pais Valencià e chissà in che misura le isole Baleari.

Questo contributo all'uniformità avrà i suoi padri, con tanto di nome e cognome: che si riconosca loro un così grande merito (por Dios y por España), nella pace del cimitero delle lingue.

Traduzione di Sara Antoniazzi

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