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Sunday, 29 september 2013

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In Catalogna catena umana di 400 chilometri per l'indipendenza


Fra tutti gli articoli usciti in Italia dopo la manifestazione dell’11 settembre segnaliamo, per la sua completezza e precisione, una nota dell’agenzia TMNews che è stata poi ripresa da diversi giornali e reti televisive. Aggiungiamo solo una nota: la presidente dell’ Assemblea Nacional Catalana Carme Forcadell enumera in oltre 400.000 i partecipanti all’inizio della manifestazione, ma i dati a fine giornata parlano di oltre 1.600.000.

TMNews – AFP

Roma, 11 settembre

Una catena umana di 400 chilometri, che attraversa tutta la Catalogna: è la manifestazione in cui quest'anno centinaia di migliaia di catalani si sono uniti per chiedere un referendum sull'indipendenza dalla Spagna nel giorno della loro festa nazionale. L'ora di inizio della gigantesca rivendicazione popolare - quella in cui i partecipanti hanno cominciato a tenersi per mano - è stata fissata oggi alle 17.14, un orario simbolico: l'11 settembre del 1714 Barcellona capitolò dopo un lungo assedio delle truppe borboniche e per la città iniziò un periodo di oltre un secolo e mezzo di occupazione militare, mentre la Catalogna perse le sue istituzioni indipendenti.

La manifestazione, il cui nome ufficiale è "La via catalana verso l'indipendenza", è stata preparata per mesi da una piattaforma della società civile di orientamento politico trasversale ma unita dall'anelito indipendentista, l'Assemblea Nacional Catalana (Anc). La catena umana ha scavalcato i confini della Comunità autonoma della Catalogna: verso sud, i manifestanti si sono uniti con simpatizzanti della Comunità di Valencia, storicamente e linguisticamente vicina, mentre a nord circa 3000 persone hanno varcato la frontiera con la Francia, entrando nella regione di Perpignan, che storicamente fu anch'essa catalana. In molti punti del lungo percorso, e in particolare in diverse piazze e vie di Barcellona, secondo i media catalani e spagnoli, la catena si è trasformata in grandi concentrazioni, o si è moltiplicata in due o tre file. I partecipanti hanno indossato magliette gialle, e molti hanno indossato anche la bandiera catalana a strisce gialle e rosse come mantello. "E' stato un successo senza precedenti", ha detto la presidente della Anc, Carme Forcadell, secondo cui i partecipanti sono stati oltre 400.000.

Il clima è stato pacifico e festoso, con persone di tutte le età e intere famiglie, molte delle quali originarie di altre parti della Spagna ma emigrate in Catalogna molti anni fa. Alla manifestazione hanno partecipato diversi esponenti del governo regionale del partito nazionalista moderato Convergència i Uniò (CiU) ma non il 'governatore' Artur Mas, che ha mandato avanti invece a titolo privato sua moglie: oltre a questi, numerosi esponenti del partito indipendentista di sinistra Esquerra Republicana de Catalunya (Erc), che dà appoggio esterno al governo regionale e che ha stretto un patto con CiU per cercare di organizzare un referendum per l'indipendenza della Comunità autonoma da tenersi nel 2014.

E proprio il referendum, voluto secondo i sondaggi da più del 75% dei 7,5 milioni di catalani, ma che il governo centrale di Madrid ha detto di voler impedire a ogni costo, è il tema della protesta di oggi. La 'Via catalana' si è ispirata alla 'Via baltica', la grande catena umana con cui nel 1989 circa due milioni di cittadini di Estonia, Lettonia e Lituania unirono le loro mani per chiedere l'indipendenza dall'Unione Sovietica. L'indipendentismo, da sempre molto diffuso in una comunità con una forte identità storica, culturale e linguistica, è aumentato notevolmente negli ultimi due-tre anni: l'anno scorso a Barcellona l'Assemblea Nacional Catalana aveva portato in piazza a Barcellona per la festa nazionale dell'11 settembre almeno un milione di persone. Secondo i sondaggi, oggi circa il 52% dei catalani voterebbe sì a una separazione dalla Spagna, 10-15% in più rispetto ad alcuni anni fa.

Oltre al divieto di Madrid organizzare un referendum fortemente desiderato dalla popolazione, l'aumento del sentimento separatista è dovuto anche in parte alla crisi economica, che ha esacerbato quella che è una domanda di lunga data della Catalogna: ottenere un trattamento fiscale più equo al momento di stabilire i trasferimenti da effettuare verso altre regioni spagnole (c.d. saldi di bilancio). Motore dell'economia spagnola, di cui rappresenta circa un quinto del pil, la Catalogna ha grande autonomia di spesa ma non ha potere di riscossione: a seguito della crisi, la regione ha dovuto attuare forti tagli a numerosi servizi - fra cui Sanità e Istruzione - ma continua a dover effettuare trasferimenti fiscali verso altre regioni spagnole in misura superiore alle altre comunità autonome, con un deficit fra quanto dà e quanto riceve di 16 miliardi di euro.

Un altro motivo del crescente risentimento della popolazione catalana è stata la decisione presa nel 2010 dal tribunale costituzionale spagnolo, su ricorso della destra del Partido Popular (Pp), di dichiarare incostituzionali diversi articoli del nuovo Statuto di autonomia della Catalogna: questo era entrato in vigore nel 2006 dopo l'approvazione del parlamento catalano e di quello spagnolo - durante il governo del socialista José Luis Zapatero - e con referendum popolare in Catalogna.

La Catalogna ha una forte identità culturale e linguistica, che si esprime nell'uso della lingua catalana. Già durante l'epoca della Seconda Repubblica spagnola la regione fu protagonista di due successive proclamazioni di indipendenza, nel 1931 e nel 1934, per forzare la creazione di uno Stato federale in Spagna (un progetto già tentato durante l'effimera Prima Repubblica, alla fine dell'Ottocento): la prima portò alla creazione di uno Statuto di autonomia regionale, mentre la seconda fu repressa militarmente da Madrid.


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