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Wednesday, 18 june 2014

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Gli ostacoli a una terza via per la Catalogna (Carles Boix e J. C. Major)

Nel suo editoriale dello scorso 5 maggio il Financial Times, ancora una volta, ha invitato le autorità spagnole a lavorare per trovare un compromesso volto a risolvere la questione catalana. Lo stesso invito è stato rivolto, più o meno esplicitamente, da altri attori internazionali. Allo stesso modo, tanto a Madrid come a Barcellona, alcuni gruppi piccoli ma influenti, si rendono conto che l'assetto territoriale attualmente in vigore in Spagna è impraticabile e chiedono, ognuno a modo loro, una soluzione negoziata. Solo questa settimana, alcuni hanno visto nell'annuncio di abdicazione del re spagnolo un'opportunità per sbloccare l'attuale situazione di stallo.

Sarà certamente un arduo compito, vista la distanza tra quello che Madrid riterrebbe una proposta ragionevole e quello che, anche i più desiderosi sostenitori catalani di una "terza via", sarebbero disposti ad accettare per evitare le incertezze di un processo di indipendenza. Arrivati a questo punto, offrire di rivedere l'attuale configurazione amministrativa o di ridurre il deficit fiscale della Catalogna non sarà sufficiente. La soluzione della questione catalana va ben oltre il trasferimento di competenze addizionali o la rinegoziazione di un accordo finanziario ingiusto e inefficiente .

Per molto tempo i catalani hanno cercato di ottenere un grado di autonomia politica, finanziaria e culturale che li facesse sentire comodi all’interno della Spagna. Il sistema delle regioni autonome stabilito dalla Costituzione del 1978 aveva lo scopo di occuparsi di questo problema, ma i risultati sono stati deludenti, tanto che nel 2005 i catalani si misero a lavorare per una nuova legge (Statuto) che permettesse di definire e sviluppare meglio i loro strumenti di autogoverno. Un disegno di legge in tal senso fu approvato con il sostegno di una larga maggioranza del parlamento catalano ma fu accolto con grande ostilità da un ampio segmento della classe politica e dell'opinione pubblica spagnola e, alla fine, la legge fu approvata dalle Cortes spagnole quasi completamente modificata. Il colpo di grazia arrivò nel 2010, cinque anni dopo l'approvazione iniziale da parte del parlamento catalano, quando la Corte Costituzionale spagnola spogliò la legge dalle sue disposizioni fondamentali.

Ora vediamo che i poteri che sono stati trasferiti nominalmente al governo catalano restano di fatto nelle mani del governo centrale spagnolo, e che i settori politici fondamentali in materia di lingua catalana, cultura e istruzione, vengono erosi dalle ondate ricorrenti di leggi e norme provenienti da Madrid. Questa situazione è una conseguenza dello status della Catalogna come minoranza permanente, costruito dall'ordine politico spagnolo, sempre lasciata in minoranza su tutte le questioni critiche, senza dare alcuna garanzia sul rispetto delle promesse da parte dello Stato e senza istituzioni neutrali che possano far rispettare gli accordi.

Quindi, qualsiasi proposta credibile dal lato spagnolo dovrebbe comportare un impegno a coinvolgere i catalani come partner alla pari e, anzi, questo è un pre-requisito per i rappresentanti del popolo catalano per poter accettare un negoziato. Questo approccio bilaterale permetterebbe un trasferimento completo di competenze in tutti i settori chiave, insieme con le procedure per garantire che il socio di minoranza mantenga il controllo sui propri affari - o, al contrario, impedendo al socio di maggioranza di imporre la propria volontà automaticamente.

Una misura di salvaguardia supplementare potrebbe essere l'accettazione del principio democratico secondo il quale i catalani possano avere l'ultima parola su tutti gli accordi raggiunti con lo Stato. Questo diritto di decidere sul proprio futuro collettivo è, infatti, quello che i catalani sperano di esercitare nel referendum previsto per il mese di novembre che, come proposto dal governo catalano, incorpora la possibilità di piena indipendenza ma anche quella di libera associazione con la Spagna. Noi crediamo che quest'ultima corrisponderebbe alla "terza via", come abbiamo già detto.

Accettare questo doppio principio, bilateralismo e controllo democratico, richiederebbe un profondo cambiamento di paradigma nelle élite spagnole. E tuttavia, il cambiamento di rotta sarebbe nel migliore interesse della Spagna. Per prima cosa, il problema catalano non andrà via e l'incapacità di venire a patti con questa realtà farà solo inasprire il conflitto portando sempre più catalani alla sponda pro-indipendenza e fornendo loro ulteriori motivi per dichiarare unilateralmente l'indipendenza .

In realtà, tutta la società spagnola potrebbe guadagnarci se affrontasse con coraggio ciò che ha sempre visto come una questione irrisolvibile. La necessità di abbordarlo ora può essere l'occasione per rivedere alcuni difetti fondamentali di un quadro istituzionale nato da una dittatura e che conserva in seno molte delle sue caratteristiche. Trattare con la questione catalana oggi potrebbe portare alla chiusura di una transizione che dura ormai da troppo tempo e che ha lasciato troppe questioni irrisolte.

Carles Boix is the Robert Garrett Professor of Politics and Public Affairs at Princeton University.

J. C. Major is a member of Col.lectiu Emma, an independent opinion group in Catalonia.


Questo articolo è pubblicato anche sul sito web dell'Iniziativa Wilson, www.wilson.cat


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