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Tuesday, 9 december 2014 | Vilaweb

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Puntare su Italia e Vaticano

Vicent Partal

vilaweb.cat
05.12.2014

Ieri abbiamo avuto una buona notizia: l'annuncio dell’apertura imminente di un’ambasciata catalana a Roma. Il fronte degli esteri è fondamentale per il successo del processo di indipendenza e risulta inspiegabile che non ci sia l’impegno che sarebbe necessario. Il Presidente Mas e il Consiglio di Diplomazia Pubblica della Catalogna (DIPLOCAT) si impegnano molto, ma non sembra che strumenti basilari come le delegazioni della Generalitat siano state utilizzate come si deve; il governo di CiU, in quest’ambito, sia detto francamente, non ha fatto un buon lavoro. Mantenere a Berlino una Delegata come quella che abbiamo è uno scandalo. Non si capisce nemmeno il fatto che il Delegato a Londra abbia un profilo adeguato per gli ambienti economici, ma apparentemente disinteressato alla politica. Tuttavia, il fatto che recentemente un uomo tanto capace come Martí Anglada si sia fatto carico della strategica ambasciata di Parigi è segno evidente di miglioramento. L’apertura delle delegazioni di Roma e Vienna ne è un altro.

La scelta di Roma, in particolare, attira l’attenzione. In termini diplomatici, è un città unica al mondo. Il potere del Vaticano è solido come pochi e possiede lo sguardo più lungimirante e strategico del pianeta. Tutto indica che i rapporti con la Catalogna siano molto fluidi. Il modo in cui è stata evitata la sostituzione dell’attuale arcivescovo di Barcellona, insieme alla destrutturazione della Conferenza Episcopale spagnola, è molto eloquente. Lo stesso Arcivescovo è stato protagonista di episodi molto significativi, come la presenza a Cagliari durante la visita papale al Santuario di Nostra Signora di Bonaria, poco più di un anno fa. Papa Francesco aveva notato subito la sua presenza, grazie alla bandiera catalana che domina l’entrata del monastero dell’Ordine di Santa Maria della Mercede e al passato catalano della Sardegna. A quanto mi è stato riferito la conversazione era stata densa e interessante. Il Papa argentino sa di cosa parla e, a  quanto sembra, ha dei consiglieri molto vicini che sono perfettamente al corrente di tutto quello che sta succedendo nel nostro Paese e lo seguono con la proverbiale lente d’ingrandimento vaticana.

Oltre le mura del Vaticano, però, c’è l’Italia e, più in concreto, c’è Renzi. Il primo ministro italiano, sempre iperattivo, abbina il tentativo di comandare il gruppo di giovani leader socialisti europei con uno sguardo rivolto al Mediterraneo e alla Catalogna, uno sguardo che viene da lontano ed è molto ben radicato. Renzi è fiorentino e si vanta di essere attento più alla gente della strada che alle stanze del potere. In Italia, il cambiamento nella percezione pubblica della questione catalana è palese. Dopo la Via Catalana – una catena umana di 400 km per reclamare l’indipendenza svoltasi l’11 settembre 2013 - gli articoli tesi, quasi nervosi delle principali testate sono diventati elogi e, perfino, una moda, e il nuovo Primo Ministro italiano lo sa.

Renzi, inoltre, ha amici importanti che gli spiegano con un certo stile quello che sta succedendo in Catalogna, il famoso verbo 'rottamare' lo relaziona direttamente con l’allenatore di calcio Pep Guardiola, un suo buon amico. Un paio di mesi fa, un elogio pubblico dell’allenatore del Bayern rivolto al Primo Ministro italiano aveva fatto sensazione sulla stampa d’oltralpe.
Al contrario di quanto si possa pensare, le sfide interne sembrano motivarlo ad avvicinarsi politicamente verso la causa catalana. Con l’opinione pubblica italiana sempre più a favore dei catalani, per Renzi il fatto che la Lega Nord si impossessi della bandiera indipendentista catalana è un cattivo affare. Lo è ancor di più quando Maroni reclama lo Statuto speciale per la Lombardia - da votare in un referendum che presenta come un’imitazione del successo del 9 Novembre – e annuncia il suo ennesimo tentativo di espandersi oltre i suoi feudi tradizionali. Con il Movimento 5 stelle nettamente in discesa, la Lega Nord è quasi l’unico pericolo che Renzi ha davanti a sè per i prossimi anni, per cui aspira strategicamente a toglierle tutto lo spazio possibile.

Anche il disprezzo e gli evidenti cattivi rapporti del leader italiano con Rajoy, evidentemente, aiutano molto. Da quando si trova a palazzo Chigi, Renzi ha polemizzato più volte pubblicamente con il Primo Ministro spagnolo per il sabotaggio nell’acquisto di azioni di Deoleo, oppure  per la dipendenza dagli ordini della 'troica'. La dichiarazione 'Mi fa ridere che pensiate che la Spagna può essere un modello' fa ancora male nelle stanze della Moncloa, la sede del Governo spagnolo.

In sintesi, sembra che questo sia un momento ideale e, pertanto, conviene approfittarne. Vogliamo spesso sapere quali siano i paesi europei che abbiamo dalla nostra parte, come se fossimo in cerca della garanzia che dopo i “diciotto mesi” della transizione non rimarremo soli. Ciò che non si deve fare è indicarne alcuni piuttosto che altri, perché la diplomazia non può permettersi errori e la discrezione è della massima importanza. Alla fine, a contare, saranno prima di tutto gli interessi e noi dovremo lavorare più e meglio di quanto abbiamo fatto finora. Se, però, volessimo parlare dei “grandi”, io punterei sempre di più sull’Italia, anche se è evidente, caro lettore, che oggi sto facendo solo speculazioni.


Traduzione di Àngels Fita e Marco Giralucci dell’articolo Compte amb Roma uscito sul giornale digitale Vilaweb il 5 dicembre 2014



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