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Saturday, 25 april 2015 | Corriere della Sera

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È la festa di San Giorgio: rose e libri invadono Barcellona

Nel giorno del patrono catalano si vende il 10% dei libri di un anno. Migliaia di persone in piazza per incontrare il proprio autore preferito

Nel giorno di Sant Jordi (San Giorgio) i catalani in tutte le città e paesi si scambiano libri e rose nel nome dell’amore: li comprano per i partner, i figli, i genitori.
Per Barcellona è una giornata speciale.



CORRIERE DELLA SERA
 
Di VIVIANA MAZZA 
23-04-2015

Leggenda

“C’era una volta un drago che terrorizzava la popolazione - ci racconta la scrittrice e traduttrice Bel Olid, presidente dell’associazione degli scrittori catalani -. Oltre a divorare il raccolto, poiché la sua fame era insaziabile, iniziò a chiedere anche sacrifici umani. Veniva sorteggiato un nome tra quelli di tutti i giovani, ma un giorno uscì quello della principessa. E siccome questa storia è classista, e non era accettabile che la principessa morisse, mentre quest’ultima si dirigeva rassegnata alla grotta del drago, apparve San Giorgio che uccise il mostrò e salvò la ragazza. Anche se ci sarebbe da chiedersi perché non apparve prima”.

Ci sono molte versioni di questa storia, ma oggi nel giorno di Sant Jordi, patrono di Barcellona, le strade della città sono piene di libri e di rose. Rose rosse come il sangue del drago. E libri perchè verso la fine del 1920, Vincente Clavel, un valenziano residente a Barcellona, rendendosi conto che il giorno di San Giorgio cadeva tra le date di morte di Cervantes e di Shakespeare, decise di incoraggiare la gente a regalare libri oltre che rose.
 
Festival

Ad aprire il festival è stato ieri lo scrittore irlandese di gialli John Banville (La bionda dagli occhi neri, Guanda) con un discorso che incoraggiava alla lettura - che sia del manuale della lavatrice, di “50 sfumature di grigio” o dei social. Tra gli ospiti ci sono autori stranieri come Ken Follett, James Ellroy, Petros Markaris, Jo Nesbo. C’è il traduttore di Camilleri in catalano, Pau Vidal. E ovviamente molti autori spagnoli, non solo catalani: Javier Cercas, Eduardo Mendoza, Javier Marias, Cristina Fernandez Cubas, Rosa Regas, Almudena Grandes...
 
Indipendenza

La letteratura è anche politica in Catalogna, una regione che cerca l’indipendenza dove l’80% ha votato a favore in un referendum indetto a novembre che però è stato dichiarato incostituzionale. Ci sono molti libri (di saggisti e accademici) su quello che viene chiamato qui “il processo” verso l’indipendenza.

E i romanzieri? “La scelta di scrivere in catalano non è tuttora accettata dal governo spagnolo. Non vedono la cultura catalana come parte della cultura spagnola”, dice Bel Olid (Una terra solitaria 2011). “Ci nascondono sotto il tappeto, non ci promuovono ai festival. Per alcuni di noi scrittori, oltre alle ragioni emotive o politiche per appoggiare l’indipendenza, ci sono quelle pratiche. Non significa che odiamo la Spagna o lo spagnolo: la mia famiglia è spagnola ma il catalano è la lingua in cui scrivo, l’unica in cui riesco a farlo. Quando avremo uno Stato, verremo accettati per quello che siamo”.
 
Vendite

Le vendite di libri nel giorno di Sant Jordi ammontano al 10% delle vendite di tutto l’anno, ci dice Albert Pelach direttore dell’Associazione Editori Catalani. Ogni anno vengono pubblicati circa 60.000 libri in spagnolo e solo 8.000 in catalano. Poiché dagli anni 80 il sistema educativo prevede a scuola l’insegnamento del catalano - che era stato represso sotto il dittatore Franco - i libri per bambini e ragazzi in catalano vendono di più di quelli per adulti, nota Pelach.




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