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Sunday, 17 september 2017 | EDITORIAL

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La Spagna ha ancora un’opportunità unica in Catalogna


La manifestazione dell’11 settembre a Barcellona dovrebbe aver dissipato qualsiasi dubbio sulla determinazione dei catalani a decidere il loro futuro collettivo. Anno dopo anno, centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza per rivendicare il diritto di decidere l’assetto politico della propria nazione, e i loro rappresentanti politici hanno lavorato perché ne avessero l’opportunità. Questo è quanto si propone il referendum sull’indipendenza annunciato per il primo ottobre. Fino ad oggi, nonostante l’opposizione del governo spagnolo e tutte le manovre per impedirlo, sembra che si voterà.
 
L’ideale sarebbe stato una votazione autorizzata e vincolante, come quelle di Quebec e Scozia, e molti osservatori internazionali non capiscono ancora il comportamento intransigente del governo spagnolo. Permettere il referendum, partecipare ai preparativi e fare la campagna per il NO all’indipendenza sarebbe stato il modo più ragionevole e forse il più produttivo. Il presidente Puigdemont ha dichiarato in più occasioni la disponibilità del suo governo a un accordo sulle condizioni della consultazione, compresa la scelta di un’altra data e di un altro quesito. Ci sarebbe ancora spazio. A questo punto un cambio di strategia a Madrid, come si è suggerito dall’estero, è assai improbabile. Ciononostante potrebbe essere l’opzione meno costosa, se non altro perché alle autorità dello stato risulterebbe molto difficile frustrare il piano dei catalani senza ricorrere a metodi coercitivi che gli si rivolgerebbero contro.
 
La maggioranza dei catalani confida che, malgrado tutte le difficoltà prevedibili, il primo ottobre sarà una giornata pacifica, vuoi perché il governo spagnolo avrà rinunciato a impedirla oppure perché essi stessi avranno deciso di non considerarlo. Una cosa è certa, andranno a votare in massa; che poi riescano o meno a inserire le schede nell’urna dipenderà da quanto le autorità spagnole saranno disposte a fare per fermarli. Non si può scartare il gioco sporco ma questa strada finirebbe per non favorire lo stato. Le misure di forza, anche se travestite di legalità, potrebbero servire a disturbare il voto, ma darebbero ai catalani buoni motivi per prendere la via diretta verso l’indipendenza. Avrebbero vinto in tutti i casi: se celebrare un referendum è un atto di democrazia, farlo contro la volontà dello stato è un atto di sovranità.
 
Qualunque sia il risultato, I termini del dibattito politico saranno definiti dai fatti del 1 ottobre. Per il solo fatto di andare a votare, i catalani avranno affermato i loro diritti come popolo. Negando questi diritti, il governo spagnolo può essersi infilato in una posizione insostenibile: quella di chi non è disposto a un accordo ma alla fine non è capace di imporre il suo potere. Ironicamente, tentando di fermare la democrazia, può aver contribuito a fare della sovranità un’opzione reale.
 
(Tradotto dall´originale inglese da Marco Giralucci)


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