Col·lectiu Emma - Explaining Catalonia

Monday, 10 september 2018

Italiano

11 SETTEMBRE 2018: BILANCIO IN CATALOGNA

Esattamente un anno fa il Col·lectiu Emma avvertiva di un'escalation del conflitto tra Spagna e Catalogna e difendeva una soluzione negoziata che implicasse a un certo punto un referendum sull'indipendenza. Alcuni degli osservatori internazionali meglio informati erano dello stesso parere; ciononostante il governo spagnolo rimase inflessibile negando ai catalani il diritto di esprimersi attraverso il voto. Dopo che tutti gli sforzi compiuti a tal fine erano falliti, il governo catalano decise di convocare lo stesso un referendum.
 
Le autorità spagnole avevano immediatamente dichiarato il voto illegale, decise ad impedirlo con tutti i mezzi possibili. Da diverse parti della Spagna furono inviati circa 6.000 poliziotti antisommossa e agenti della Guardia Civil, un corpo paramilitare, con tutte le caratteristiche di una forza di occupazione. La mattina del 1° ottobre 2017 fu dato l’ordine di assalire i seggi elettorali in diverse città e quartieri, grandi o piccoli che fossero. La violenza che ne derivò, inflitta a cittadini pacifici in attesa di esprimere le loro schede elettorali, fu vista in diretta da milioni di persone in tutto il mondo: per la prima volta molte persone videro un aspetto della Spagna che non conoscevano.
 
Alla fine della giornata, nessuna delle due parti poteva rivendicare la vittoria totale: circa 2,3 milioni di persone erano comunque riuscite a votare, il 90% delle quali a favore dell'indipendenza. Il tentativo del governo spagnolo di impedire il referendum era fallito, ma tutte le difficoltà causate ne mettevano in discussione la validità. In ogni caso oltre 2 milioni di voti a favore dell'indipendenza non si potevano ignorare facilmente. Sulla base di questi risultati e dopo un voto nel parlamento catalano, il presidente Puigdemont proclamò l'indipendenza ma, allo stesso tempo, tra le minacce di un intervento militare e forse contando su una mediazione esterna che era stata accennata ma mai materializzata, annunciava che la dichiarazione restava sospesa in attesa di un negoziato con il governo spagnolo.
 
Invece di cogliere l'opportunità per disinnescare le tensioni e cercare un accordo con i catalani, il governo spagnolo decise per l'opzione più conflittuale: prima della fine del mese sciolse il parlamento e l'esecutivo catalani e  dichiarò il passaggio al governo centrale di tutta l’Amministrazione catalana. Nove politici e leader della società civile furono arrestati con la pesantissima accusa di ribellione in regime di carcere preventivo. Temendo la stessa sorte, altri sette, tra cui il presidente Puigdemont, decisero di lasciare il paese.
 
Usando i suoi poteri straordinari, il presidente spagnolo Rajoy convocava nuove elezioni al parlamento catalano. Con politici in carcere o in esilio, uno stretto controllo dei media catalani e un’offensiva propagandistica unionista proveniente da ogni canale spagnolo, non si trattava certo delle migliori condizioni per una competizione elettorale equa ma, con sorpresa e frustrazione di gran parte degli spagnoli, i partiti indipendentisti tornavano ad ottenere la maggioranza. A maggio il nuovo President de la Generalitat de Catalunya giurava fedeltà ai catalani e si impegnava a portare avanti il ​​processo verso l’indipendenza, rimanendo in comunicazione permanente col presidente e gli altri politici in esilio e in carcere.
 
 
A giugno il Partido Popular, colpito da una serie di scandali di corruzione dei suoi dirigenti ed anche a causa del fallimento delle sue politiche nei confronti della Catalogna, perdeva una mozione di sfiducia al parlamento spagnolo; a quel punto il socialista Pedro Sánchez, che aveva promosso la mozione, è diventato capo del governo. Da allora, il nuovo presidente ha inviato messaggi equivoci, dichiarando la propria disponibilità ad affrontare la situazione catalana attraverso il dialogo, ma facendo molto poco per annullare il danno fatto dal suo predecessore. Questa è la sintesi di come stanno le cose sul fronte politico.
 
Nel frattempo, più di mille pubblici dipendenti e semplici ​​cittadini sono stati indagati o accusati in relazione al loro presunto ruolo nel referendum. Sette rappresentanti eletti, tra cui il presidente Puigdemont, rimangono nei tre paesi europei in cui le richieste di estradizione da parte della corte suprema spagnola sono state respinte o ritirate. Gli altri politici e leader della società civile arrestati tra ottobre e marzo sono ancora in carcere in attesa di un processo che nessuno in Catalogna si aspetta sia giusto. Indipendentemente dal risultato, l'intera procedura sarà sottoposta alla Corte europea dei diritti dell'uomo e al meccanismo dei diritti umani delle Nazioni Unite, dove una condanna delle azioni del governo spagnolo è data per scontata. Sia in Catalogna che all'estero, gli imputati sono in gran parte considerati prigionieri politici e un verdetto di colpevolezza nei tribunali spagnoli scatenerebbe una protesta popolare e una risposta del governo catalano. Ciò che potrebbe succedere è difficile da prevedere.
 
Molti in Catalogna oggi non hanno perso la speranza sulla soluzione equa e soddifsfacente, che è anche ciò che auspicano settori sempre più diffusi dell'opinione pubblica europea. La Catalogna, sul piano internazionale, sta lentamente guadagnando la battaglia delle idee, anche perché il percorso che lo stato spagnolo ha compiuto finora sta minando la sua credibilità di vera democrazia. Con le azioni del suo governo - la guerra sporca contro i politici e la violazione dei diritti individuali, la barbarie del 1 ottobre 2017, lo stato virtuale di emergenza imposto dalla sospensione delle istituzioni catalane, la tolleranza delle tattiche di commando esercitate dalle piccole ma aggressive bande unioniste e anche il loro appoggio da parte di alcuni partiti, o il continuo attacco giudiziario contro i rappresentanti eletti, facendo beffe della separazione dei poteri - la Spagna si è collocata nella stessa categoria di altri stati illiberali - vengono in mente Turchia o Russia - in bilico ai margini di Europa democratica.
 
La nuova amministrazione spagnola ha la possibilità di riparare quell'immagine, ma solo se mostra la volontà politica necessaria per cambiare rotta ed evitare gli stessi errori commessi dai suoi predecessori. Ciò richiede di impegnarsi in un vero dibattito bilaterale in cui nessun soggetto è off-limits e nessuna linea rossa viene tracciata in anticipo. I catalani non avrebbero bisogno di grandi incentivi per sedersi a quel tavolo: in realtà, questo è ciò che hanno sempre chiesto.
È la parte spagnola che forse ha bisogno di una spinta dall’estero, se non altro per aiutare il presidente Sánchez a superare l'ostilità dell'opposizione e la riluttanza di alcuni nel proprio partito per i quali qualsiasi accordo con la Catalogna equivale a un alto tradimento.
 
Al termine di tale processo di dialogo, se finalmente andrà in atto, i rappresentanti politici dovranno tornare alle persone con l'esito della loro negoziazione. Questo significa un referendum ufficiale in cui la scelta sarebbe tra indipendenza e qualsiasi alternativa la parte spagnola è disposta a mettere avanti. Quindi la decisione della gente dovrebbe essere rispettata da tutti, in patria e all'estero, e tutti dovrebbero lavorare per attuarla.
 
I governi europei possono avere dubbi sull’indipendenza della Catalogna o anche esserne apertamente contro, ma certamente dovrebbero preoccuparsi del disprezzo per i diritti umani fondamentali che si sta verificando in Spagna. E difficilmente possono eludere la difesa dei principi essenziali del buon governo, incluso il diritto all'autodeterminazione per tutti i popoli insieme al primato di soluzioni pacifiche e democratiche per tutti i problemi politici. Nel clima politico attuale dell’Europa, la passività non è un'opzione. Mettere la decisione sull'indipendenza nelle mani della gente è la linea d'azione sostenuta da più di tre quarti dei catalani. È anche il risultato che i paesi partner della Spagna dovrebbero sostenere come il modo migliore per prevenire un'ulteriore discesa nell'autoritarismo di un altro paese europeo e il ritorno di un passato non democratico che dovrebbe essere temuto anche per le sue ripercussioni su tutto il continente.
 
Tradotto dall’originale inglese


Very bad Bad Good Very good Excellent
carregant Loading




Lectures 757 visits   Send post Send


Col·lectiu Emma - Explaining Catalonia

Col·lectiu Emma is a network of Catalans and non-Catalans living in different countries who have made it their job to track and review news reports about Catalonia in the international media. Our goal is to ensure that the world's public opinion gets a fair picture of the country's reality today and in history.

We aim to be recognized as a trustworthy source of information and ideas about Catalonia from a Catalan point of view.
[More info]

quadre Traductor


quadre Newsletter

If you wish to receive our headlines by email, please subscribe.

E-mail

 
legal terms
In accordance with Law 34/2002, dated 11 July, regarding information services and electronic commerce and Law 15/1999, dated 13 December, regarding the protection of personal data, we inform you that if you don’t wish to receive our newsletter anymore, you can unsubscribe from our database by filling out this form:









quadre Hosted by

      Xarxa Digital Catalana

Col·lectiu Emma - Explaining Catalonia