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Monday, 9 november 2015 | CORRIERE DEL TICINO

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La Catalogna vota l'inizio dell'indipendenza

Il parlamento di Barcellona ha approvato una mozione, già definita "storica", nella quale dichiara l'inizio del processo verso la costituzione di uno "stato indipendente" - Rajoy annuncia ricorso



CORRIERE DEL TICINO

09-11-2015.-

Il parlamento di Barcellona ha approvato una mozione, già definita "storica", nella quale dichiara l'inizio del processo verso la costituzione di uno "stato indipendente" catalano "sotto forma di repubblica", aprendo una grave crisi con il governo spagnolo. La mozione è stata approvata con i 72 voti della maggioranza indipendentista, contro i 63 degli altri partiti.

Il documento è stato presentato dalle due liste secessioniste Junts pel Si del presidente uscente Artur Mas e dei radicali della Cup che hanno la maggioranza assoluta in Parlamento.

Il premier spagnolo Mariano Rajoy ha già annunciato che presenterà un ricorso immediato contro la mozione, dopo che sarà adottata, alla corte costituzionale di Madrid.

Una riunione straordinaria del governo spagnolo è stata convocata per domani. Si prevede che la consulta dichiari ricevibile il ricorso del governo Rajoy e sospenda in forma cautelare mercoledì la risoluzione di Barclelona. Mas, vincitore delle elezioni regionali del 27 settembre, ha promesso di portare la Catalogna all'indipendenza nel 2017.

Il Parlament deve inoltre iniziare oggi le votazioni per l'investitura del nuovo presidente catalano. La presidente dell'assemblea l'indipendentista Carme Forcadell proporrà alla prima votazione il nome di Mas. Ma i secessionisti radicali della Cup hanno indicato che non voteranno per lui, facendogli mancare la maggioranza assoluta necessaria ai primi due turni.

Il premier spagnolo annuncia il ricorso

Il premier spagnolo Mariano Rajoy ha annunciato un immediato ricorso alla Corte costituzionale di Madrid contro la mozione indipendentista approvata oggi. Rajoy ha detto che dopo una riunione straordinaria del governo mercoledì mattina firmerà il ricorso e chiederà la sospensione cautelare della risoluzione catalana.

Rajoy ha definito "anti-costituzionale" il documento approvato dal Parlament di Barcellona e ha indicato avere chiesto al consiglio di stato spagnolo di preparare entro 24 ore il ricorso da presentare alla Corte costituzionale, che firmerà mercoledì.

"Come è prerogativa del governo chiederò la sospensione cautelare della mozione" ha precisato.

Anche il segretario del Psoe, il principale partito di opposizione a Madrid, Pedro Sanchez ha preso posizione contro la mozione catalana, che ha definito "la maggiore sfida all'ordine costituzionale spagnolo".

La "maledizione" dello statuto catalano

Una bomba a scoppio ritardato che si trascina dal 1715, quando per la prima volta da Madrid il potere 'castigliano', con la firma di re Filippo V, il primo dei Borbone spagnoli, abolisce l'autonomia della Catalogna e impone la supremazia del castigliano sul catalano.

Da allora il tormentone dello statuto catalano periodicamente avvelena i rapporti fra Barcellona e il resto della Spagna, sotto la spinta del nazionalismo castigliano 'anti-catalanista'. La crisi attuale, la più grave per la Spagna dalla fine della dittatura franchista, è conseguenza di quanto avvenne all'inizio del secolo scorso.

Dalla fine dell'Ottocento la Renaixenca catalana aveva riacceso le rivendicazioni della Catalogna. Nel 1919 un primo progetto di statuto è approvato dal 98% della popolazione. Nel 1923 il golpe del generale Miguel Primo de Rivera lo affossa. Ma nel 1931 la rivoluzione politica imposta dalla vittoria dei repubblicani in Catalogna e in tutta la Spagna costringe re Alfonso XIII ad abdicare. Il leader dei repubblicani catalani Francesc Macià proclama la Repubblica catalana, forma il primo governo autonomo.

Nel 1931 la Catalogna propone lo 'statuto di Nuria', che ne sancisce una ampia autonomia, approvato per referendum dal 99% dei catalani. Le Cortes di Madrid però temporeggiano. La nuova costituzione spagnola del 1931 esclude qualsiasi forma federale dello stato, deludendo le aspirazioni catalane. Nel 1934 il presidente Lluis Companys proclama "lo stato catalano". Viene arrestato per ordine del governo di Madrid. L'autonomia viene sospesa. Viene amnistiato nel febbraio del 1936 con la vittoria del Fronte Popolare in tutta la Spagna. Companys ridiventa presidente. Ma nel 1936 scatta il sollevamento militare del futuro dittatore Francisco Franco. Inizia la guerra civile. Il Caudillo abolisce l'autonomia catalana. La dittatura soffoca ogni velleità catalanista e impone il castigliano.

Seguono anni di sangue e piombo per i repubblicani di Catalogna. Dopo 40 anni, con la morte di Franco, la nuova costituzione del 1978 adottata durante la transizione fra dittatura e democrazia, ispirata al forte centralismo nazionalista ereditato dal franchismo, esclude qualsiasi scissione del territorio dello stato. Con la democrazia viene ripristinata l'autonomia catalana. Ma un nuovo Estatut, che ne allarga le competenze e soprattutto riconosce la Catalogna come "nazione", concordato con Josè Luis Zapatero, viene bocciato nel 2010 dalla corte costituzionale di Madrid.

È la scintilla che fa scattare la rivolta catalana. Milioni di indipendentisti scendono in piazza per rivendicare la secessione. Madrid rifiuta però la convocazione di un referendum. Il presidente Mas sposa la causa della secessione, che promette per il 2017. Gli indipendentisti vincono le elezioni il 27 settembre scorso. Le due liste secessioniste hanno la maggioranza assoluta in parlamento. La 'guerra d'indipendenza catalana è iniziata. È scontro aperto fra Madrid e Barcellona.




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